Stai girando in tondo? Non preoccuparti, per ogni labirinto c’è un filo.

Spesso, nel nostro viaggio verso la realizzazione,  ci “impalliamo”.
Un pò come un giradischi che salta sulla stessa nota, o per fare una metafora più anni 2000, come lo schermo dello smartphone quando si è fatto vecchiotto (per quanto, i vinili sono ormai tornati di moda!). Magari non trovi più il filo e ti sei paralizzata. Ti riconosci? Ti interessano tante cose, hai mille idee, la buona volontà c’è, l’ambizione pure ma  non sai identificare l’azione che costituisce il “primo passo”, né tantomeno le priorità. Una passeggiata nella tua mente in questo stadio somiglierebbe a una lunga camminata in Val Padana in un freddo mattino invernale… Quel che è peggio, inizi a giudicarti per questo, a bacchettarti così duro che renderesti (finalmente) orgogliosa quella professoressa che ti perseguitava in prima media. Il dialogo con te stessa potrebbe somigliare a una cosa del tipo: “ecco vedi, sei un’inconcludente! Non potresti essere più pragmatica? Ti interessi di troppe cose! Non ne porti mai a termine nessuna! Non sai quello che vuoi! Fai tutto male! Così non arriverai mai da nessuna parte!”

Questa forma di criticismo non costruttivo verso te stessa non fa che peggiorare la situazione. E’ il corrispettivo del continuare a schiacciare tasti a caso sul touchscreen sperando si sblocchi…Intendiamoci non è che le critiche costruttive o la proverbiale affettuosa “cazziata” non abbiamo un loro valore.
E’ solo che non c’è nulla di costruttivo nel litigare con te stessa per come sei.
Ti porta solo ad essere più ingabbiata e a perdere il filo. La questione è: come posso far fiorire e sbocciare quello che sono già? Pregi e difetti inclusi nel pacchetto? Come dico sempre quando parlo di allineare “il dentro con il fuori”, l’accettazione per se stessi è il primo passo per migliorarsi, correggersi, potenziarsi e infine avere successo. Iniziamo un pò a capire come sei finita “in Val Padana” e come dissipare un pò di nebbia.

 

MULTIPOTENZIALI E SUPERSENSIBILI : PERCHE’ NOI CI “PARALIZZIAMO” DI PIU’ “

Vorrei dire che ci passiamo proprio tutti, ma non è del tutto vero.
Molte persone sono perfettamente a proprio agio nel mondo così com’è: veloce, caotico, meccanico. Molte altre, che spesso mi scelgono per fare l’ostetrica dei loro progetti, si sentono invece “fuori posto”. Osservano attentamente la festa nell’angolino in cui si sono seduti, mentre gli altri se la godono. E invece di farsi avanti per come sono, si perdono in un bicchiere d’acqua (o di amarissima aranciata, per rimanere in tema feste/outsider…). Ti riconosci in questa scena?
Forse ti senti fuori posto perché non riesci a specializzarti in niente.
Non hai un’unica passione, chiamata, vocazione; ti interessano mille cose diverse che nella tua mente hanno tutte un perfetto filo conduttore, che è invisibile però ad amici e parenti che ti vedono passare da una cosa all’altra, reagendo con un facepalm dopo l’altro. Forse sei più portata per la “visione d’insieme” che per i dettagli, il tuo superpotere è imparare pressoché tutto subito purché sia una novità, ma fai fatica a concentrarti e trovare il bandolo della matassa di tutte le cose che fai e pensi. O magari, dentro di te lo sai qual è questo bandolo, ma poi, quando ti fanno la fatidica domanda “cosa vuoi fare/fai nella vita?”,  ti vergogni di dire la verità, perché hai paura che le tue idee “strane” (leggi: originali e innovative) ti facciano apparire come un alieno agli occhi altrui.

Beh, forse non lo sai ma per te c’è speranza! Ultimamente si è fatto un gran parlare del concetto di “multipotenziale”, “scanner” o “personalità rinascimentale”. Ad aver portato all’attenzione questo concetto è Emily Wapnick, che dalla sua roulotte a Portland, US, ha fondato PuttyLike, la comunità internazionale delle anime eclettiche. Come Emily spiega nel suo ormai famosissimo Ted Talk , le persone si dividono in “multipotenziali” e “specialisti”, entrambi ugualmente indispensabili al progresso umano, ma i primi “penalizzati” in questa fase storica, perché erroneamente visti come “incapaci di dedicarsi a una cosa sola”. I multipotenziali, quindi, incastrati in un conflitto con se stessi e con gli altri tra ciò che sono e come “dovrebbero essere”, si ritrovano spesso a dubitare di se stessi, domandandosi cosa c’è che non va in loro.

Ma c’è di più. Tra le categorie di persone che si domandano più spesso “cosa c’è che non va in me”, ci sono anche le “persone altamente sensibili”, o per usare il termine scientifico, le persone che posseggono il tratto innato della “Sensory Processing Sensitivity”. La dottoressa Elain N. Aron ha “scoperto” questo tratto negli anni ’80, stimando che il 15-20% della popolazione ha un sistema nervoso più ricettivo e reattivo a stimoli e sensazioni provenienti dall’ambiente e dalla vita interiore della persona, rendendo i sensibili delle persone intuitive, intense, profonde, capaci di leggere le situazioni e di guardare più avanti degli altri.  Fichissimo no?

Purtroppo però, i sensibiloni sono come “spugne” che insieme al bello assorbono anche facilmente tutto il brutto che non gli appartiene. Avendo tanti di voi (si proprio voi!!) tra i miei allievi, ho notato che per i sensibili è molto facile confondersi con gli altri e con l’esterno, perdendo di vista i propri obiettivi. Sovraccarico di informazioni, di emozioni, di stimoli: se rientri nel famigerato 20% sai di cosa sto parlando e devi imparare a gestirlo. In più, come nel caso dei multipotenziali (sarà un caso che spesso le due cose si sovrappongono?), c’è lo stigma della società occidentale, che vede la sensibilità come debolezza: “Devi essere più resistente! Pensi troppo! Senti troppo! Taci e lavora e possibilmente, soffri come tutti noialtri! QUESTA E’ SPARTA!!” (ok, sto scherzando ma avete capito il senso).

 

Se ti riconosci nel quadretto, un libro che devi assolutamente leggere è “Le persone sensibili hanno una marcia in più”, del dott. Rolf Sellin. Dal suo punto di vista, le persone sensibili pur avendo uno splendido dono sono spesso fin da bambine stigmatizzate, prese in giro, spesso percepiti come alieni persino da genitori e insegnanti; se questo è il tuo caso, questo non ti ha aiutato a sviluppare fiducia in te stessa e a dare peso e valore alle tue intuizioni e alle tue sensazioni. E quindi, di fronte a una decisione da prendere, a un obiettivo da raggiungere, ti incarti sempre di più e di più…Cosa penserà tizio? Cosa penserà Caio? Perché non riesco ad essere come gli altri? Come faccio a essere diversa??… E qui subentro io.
Che ti do una buona tazza di tè e ti dico: Shhhhh!

Ci vuole un pò di silenzio. Perché le domande con cui metti in dubbio la tua essenza, aggiungono rumore al rumore. Ti rivelo una cosa: essere multipotenziali, o sensibili, è una bella cosa. Il mondo ha bisogno anche di te e del tuo unico talento. Semplicemente, non ti è stato insegnato come metterlo a frutto. Solo grazie alla consapevolezza e alla conoscenza di te puoi trovare quello che è giusto per te. Con le domande sbagliate – quelle con cui vorresti cambiare te stessa  mettendoti in dubbio– giri in tondo. Con le domande giuste, invece, chiudi il cerchio! 

 

LE DOMANDE GIUSTE : LA CHIAVE PER RECLAMARE IL TUO POTERE!

 Quando ti fa le domande sbagliate, ti sembra di cercare una soluzione, ma in realtà la stai cercando nello stesso schema di pensiero che genera il problema. Stai resistendo a te stessa, le tue inclinazioni, le tue limitazioni, le tue forze, le tue unicità. Stai facendo una lotta con te stessa e la tua realtà. Stai resistendo la realtà di quello che è.

Che ne dici invece di un bel cambio di prospettiva!!

Il modo più veloce con cui posso aiutarti a risolvere il problema è iniziare a seguirti personalmente: qui puoi trovare il corso “Trova il lavoro su misura per te” che si focalizza proprio sulla chiarezza. Se questo non fosse però il momento per te di iniziare un percorso, posso comunque suggerirti come farti alcune “domande giuste”, o “domande di potere”, a cui puoi iniziare a rispondere da sola.

Le domande sono come un’arma a doppio taglio: possono allontanarti dal tuo potere o avvicinarti ad esso.
Quando le usi per dubitare di te stessa, delle tue capacità, intuizioni, sensazioni, restringono la tua prospettiva fino a portarti nella “visione tunnel”, la nebbia in Val Padana appunto. Non te ne accorgi ma queste domande contengono già in sé implicite un giudizio negativo: “Perché non riesco a farlo?” Quando invece le usi per espanderti…ti aprono nuovi scenari e illuminazioni : “Cosa posso fare per riuscirci?”. Attraverso le domande possiamo cambiare il focus e dirigere la nostra attenzione da ciò che non riusciamo a fare a ciò che possiamo fare. Puoi quindi provare a porti alcune di queste domande quando ti trovi confusa e in fase “paralisi”.

COME FUNZIONO ?  Il primo passo sono tutte quelle domande che vanno ad accrescere la nostra consapevolezza. Quando siamo in stallo non ci “sentiamo” più; dobbiamo quindi portare la nostra attenzione verso i nostri “nodi”e permetterci di sentire quello che sentiamo e poi, “interrogarlo”. A volte pensiamo che capire chi siamo significhi rispondersi a domande astratte e massimi sistemi, invece significa anche rispondere a domande molto concrete: Come funziono? Quali sono le mie abitudini? Che cosa sento veramente in questo momento? Cosa mi fa bene e cosa mi fa invece sentire male? Di cosa ho bisogno? Cosa è importante per me? A cosa non posso rinunciare sul lavoro? Cosa posso lasciare andare per stare meglio? Che segnali mi sta mandando il mio corpo? In quali circostanze do il peggio e il meglio di me? In questa fase ci accettiamo e ci “studiamo” senza giudicare, senza fare resistenza a quello che è. Accettarci, anche per trovare la nostra verità, e levarci di dosso tutti i “come mi vedono gli altri”.

COSA POSSO FARE ORA? La mente è sempre proiettata nel passato o nel futuro, raramente nel presente…
Non a caso Anakin Skywalker passa al Lato Oscuro per evitare che si avverino i suoi peggiori incubi…E in questo modo finisce proprio per realizzarli! Per questo, quando cerchiamo di capire come migliorare la nostra situazione, a volte finiamo per farci delle domande retoriche che già presuppongono una situazione perdente: Ma come faccio a fare questo se [inserire problema]?> = non posso! Prova a porti questa semplice domanda: cosa posso fare in questo momento, con le risorse a mia disposizione,  per migliorare la mia situazione? Scoprirai che c’è sempre qualcosa che puoi fare, a cui non avevi pensato perché guardavi troppo in là…Non ci credi?? Poi mi dirai…

COSA DIRE ALLA MIA MIGLIORE AMICA? Provare a guardare la tua situazione dall’esterno ma compassionevolmete. Immagino vuoi tutto il meglio per la tua migliore amica, no? O tua sorella, o tua madre…E’ facile con gli altri dare consigli costruttivi e affettuosi, perché non siamo coinvolti. Questa domanda ci aiuta a “uscire da noi stesse”, ma a farlo con amore e non con giudizio. Ci aiuta ad uscire dalla nostra mente, dalla nostra lotta interiore. Ci aiuta a diventare i nostri migliori alleati.

Ah, mi ero dimenticata…Quando ti fai una domanda, è bene che ti dimentichi tutto quello che credi di sapere!
Fammi sapere come va, se queste domande ti aiutano a sciogliere un pò di nebbia e a fare pace con la tua magnifica “multipotenzialità” e “sensibilità”: il mondo ha bisogno anche di te!

 

ORA TOCCA A TE !
HAI DEFINITO QUALE PASSIONE VUOI TRASFORMARE IN PROGETTO?
HAI COSTRUITO UN PIANO D’AZIONE ?

Fammi sapere della tua  esperienza e se hai domande ti rispondo qui sotto ai commenti.

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