Quando cucinare bene diventa impresa alimentare domestica

 

Detta in breve: puoi preparare e rivendere tutto ciò che si può realizzare con farine, cioccolati nostrani, marmellate e ogni tipo di ingrediente commestibile.
Assemblare  e preparare  dolci e torte salate, fare esperienze di cucina molecolare o addirittura pensare di preparare manicaretti per AstroSamantha. Sì tutto questo è possibile e non succede su Marte, ma dove?

Tutto nella cucina di casa tua!

La IAD, infatti, è un’attività imprenditoriale a tutti gli effetti, rischi e incertezze compresi.

Per ogni scelta esiste una contropartita.
Invece di un lavoro che non ti soddisfa, che ti sottopone ad un ritmo incessante di 10 ore fuori casa, che ti fa rimanere imbottigliata nel traffico ogni giorno, puoi scegliere un lavoro che diffonde profumo di buono a casa tua.

Per le 33 donne IAD ora la fatica ha un senso!

Hanno infatti investito nel loro talento in cucina e si sono trasformate in quelle che io chiamo delle vere e proprie #womaboss! (se vuoi sapere chi sono, leggi qui )

Per quasi un anno ho conosciuto spacciatrici di pasta madre, ho frequentato corsi sull’ABC delle farine, ho esaminato le novità del mondo del food e nel mio periodo di “cuoca esploratrice” ho scoperto donne che ogni giorno tutelano la tradizione, sviluppano la sostenibilità della filiera alimentare, inventano picnic, pranzi e cene di lavoro che uniscono tradizione ed innovazione.

Da grande buongustaia gastronuata e sostenitrice Slow Food, da “figlia adottiva” di Vandana Shjva, sono convinta da anni che la prossima rivoluzione sarà quella culinaria e che le “ribelli” saranno proprio le donne cuoche.

Questa mia convinzione vede semi già fioriti, proprio in Italia.
Le ribelli cuoche sono già 33, sparse soprattutto nel nord Italia tra Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Qui le Regioni sono già attive ed informate, sanno come rispondere burocraticamente, si dialoga, si costituisce un’impresa e si lavora subito da casa!

Nelle altre Regioni è invece necessario attivare un dialogo per avviare le pratiche, ma la buona notizia è che è possibile!

 

PRIMA DI TUTTO: FATTI VENIRE L’IDEA GIUSTA!

Però se vuoi andare ad informarti presso la tua Regione ti consiglio prima di prepararti.
Dovrai prima scegliere con cura la tua idea di microimpresa, individuare la tua nicchia.

Ad esempio: hai in mente di avviare un’attività per la produzione di biscotti?

Ecco, prima d’iniziare a pensare al logo e al sito, prova a riflettere sul come potresti fare per realizzare dei biscotti UNICI.

Magari sei una mamma e sei molto attenta alla sana alimentazione, il primo elemento potrebbe essere: biscotti preparati con prodotti biologici e magari destinati ai bambini celiaci, oppure con intolleranze.

E’ un primo passo, ma non basta, ci vuole ancora qualche particolare per renderti diversa!

Per esempio potresti pensare di realizzare i biscotti con le formine dedicate  alle festività. Natale, Pasqua, la Befana, Halloween e Carnevale potrebbero essere i temi per le tue collezioni.

Ma tu potresti avere già un’idea tutta tua, originale e innovativa da sperimentare. In questo caso dovrai svilupparla e scegliere con cura anche i dettagli, perché sono quelli che fanno la differenza (e se vuoi lo facciamo insieme in questo corso guarda il link).

Scrivi su carta la tua idea, lascia stare il computer in questa fase.
Armati di taccuino e pazienza e preparati una serie di domande.
Poi prendi un appuntamento per richiedere l’autorizzazione per l’apertura del tuo IAD.

 

LO IAD E’ UN HOBBY CHE DIVENTA IMPRESA

La microimpresa domestica è un’attività d’impresa a tutti gli effetti ed è quindi importante essere in regola ed evitare errori.

Ti condivido qui sotto tutte le informazioni più importanti sul piano normativo.

Leggi di riferimento:

Regolamento CE 852/2004, Allegato II, Capitolo III sull’igiene dei prodotti alimentari. La norma autorizza la produzione e la vendita di cibo fatto in casa purché siano rispettate alcune regole igieniche relative alla manipolazione, tracciabilità, conservazione e confezionamento degli alimenti. La normativa di riferimento per l’etichettatura alimentare è il Regolamento CE 1169/2011, mentre per la rintracciabilità degli alimenti è il Regolamento CE 178/2002.

Per aprire una IAD devi identificare gli alimenti oggetto della produzione domestica (scegli bene!!)

Occorre inoltre:

– essere iscritti alla Camera di Commercio ed avere una Partita IVA
(prima di iscriverti aspetta, ragiona bene: è il tuo primo lavoro o è il secondo lavoro?)

– essere iscritti all’INPS (solo dopo che hai aperto Partita IVA)

– scegliere bene il regime contabile fiscale (serve un commercialista preparato, competente e di fiducia!)

– presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Si tratta di una dichiarazione che consente alle imprese di iniziare a vendere i tuoi prodotti.
La SCIA deve essere presentata allo Sportello Unico delle Attività Produttive (SUAP) del Comune dove sarà svolta l’attività di microimpresa.

Dulcis in fundo, devi chiedere il permesso alla Asl di competenza.
La ASL è l’ente responsabile della verifica del possesso e veridicità dei requisiti della cucina o locali di produzione dichiarati nel progetto e nella SCIA presentata in Comune.

Sappi che non ci sono ancora linee guida nazionali cui fare riferimento, non è del tutto chiaro se i locali di produzione devono essere diversi da quelli utilizzati per la preparazione di alimenti ad uso familiare o possono invece coincidere (ovvero se si può utilizzare la stessa cucina sia per i pasti di famiglia che per gli alimenti da vendere come microimpresa). Secondo la Regione Piemonte, il locale (cucina familiare e cucina microimpresa) può essere lo stesso a patto che ci sia una valutazione preventiva e quindi un’autorizzazione ufficiale da parte della ASL competente.

Non ti sarai mica scoraggiata a leggere tutti questi passaggi burocratici, vero?

Per varcare la linea di confine tra l’idea e la sua realizzazione, per cogliere l’opportunità ti consiglio di utilizzare “La tecnica dello scalatore” (che puoi prendere qui ) e di farti seguire da un formatore (se vuoi possiamo farlo insieme con questo percorso).

E ricorda: nessun sogno è troppo grande!

Ogni volta che dubiti delle tue capacità, ogni volta che sei preda della sindrome dell’impostore (ricordi? Ne ho parlato qui ) ti consiglio di leggere una storia a caso tratta dal libro “Le donne che fecero impresa” (puoi comprarlo qui).

Sono sicura che ti ispirerà la sfrontatezza e l’innovazione di Stella Pedrazzi che già nel 1911, a Bologna, in Via Santo Stefano 6, fece scolpire sulla facciata di casa “Qui si fa pasta e pane”.

E  tu cosa cucini di buono a casa tua?

QUAL E’ IL TUO SOGNO DI MICRO-IMPRESA ALIMENTARE NEL CASSETTO?

PROVA A RACCONTARMELO NEI COMMENTI QUI SOTTO, LO REALIZZEREMO INSIEME.

 

 

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